L’arte segue i modi della vita e si altera a seconda delle epoche nella quale viene creata; il mondo attuale esige fruibilità immediata, fagocita immagini ed informazioni e la rapidità con la quale la rappresentazione figurativa può venire assimilata diventa segno discriminante per l’accettazione o il rifiuto di essa.
Ma se il concetto che si esprime in una risoluzione visiva è legato ad un mondo veloce e spesso confuso, la riflessione sul concetto deve invece accettare quei metri di lentezza, che la cultura esige perché non diventi idea fugace e superflua.
Nell’osservazione delle opere di Andrea Benetti lo spettatore si trova costretto a viaggiare su due linee parallele: significante e significato sono apparentemente disgiunti e il riunirli sta a chi guarda, può farlo solo se vuole darsi un momento per riflettere e se si sente compartecipe del messaggio.
La libertà totale di spaziare negli insegnamenti degli stili del passato consente oggi di scegliere il miglior metodo espressivo; Andrea Benetti utilizza sia materiali nuovi, composizioni con tecniche
originali nelle quali si inseriscono oggetti e colore, ma non disdegna neppure la tradizione e spesso l’olio ritorna ad essere protagonista della tela...
Chiara Filippini
Critica e storica dell'arte
Ricercatrice dell'Amedeo Modigliani Institute Archives Legales – Roma-Paris
Curatrice del Centro Documentazione e Ricerca Amedeo Modigliani
New York, Palazzo di Vetro, 18 novembre 2010
Nel novembre 2010, in occasione dell'Academic Impact, a New York, nel Palazzo di Vetro, sede delle Nazioni Unite, il Direttore Generale dell'Istituto Europeo Pegaso, il dottor Domenico Di Conza, per nome e